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Prof. Marco Rosselli Del Turco (*)
I risultati, recentemente pubblicati, dei programmi di screening mammografico condotti in alcuni paesi europei (Svezia, Gran Bretagna, Olanda e Italia) hanno dimostrato che lo screening mammografico consente una consistente riduzione di mortalità nelle donne oltre i 50 anni.
Si pone quindi l'esigenza di trasferire questi risultati da studi controllati a programmi di "servizi" con finalità di salute pubblica. Alcuni Paesi come l'Inghilterra, la Svezia e l'Olanda, ove esistono livelli avanzati di organizzazione del sistema sanitario, stanno completando l'attuazione di un programma nazionale di screening mammografico.
In altri Paesi dell'Europa centrale e meridionale sono stati allestiti programmi pilota per verificare la fattibilità dello screening mammografico e mettere a punto le procedure operative ed organizzative da trasferire su più larga scala, conformemente a quanto raccomandato dalla stessa Comunità Europea.
Oggi quindi si sta concentrando l'interesse generale sulla costruzione di modelli organizzativi e la realizzazione di sistemi di controllo di qualità e di valutazione costo-benefici: è infatti importante tener conto che i risultati possono essere diversi a seconda della qualità dei programma (sensibilità dei test, professionalità degli operatori) e delle diverse realtà geografiche e socio-assistenziali (partecipazione della popolazione, livelli assistenziali sul territorio ecc.).
Il Progetto "Era" rappresenta quindi una iniziativa utile e necessaria non solo per la popolazione femminile interessata, ma per l'intera comunità sanitaria a livello regionale e nazionale per i risultati che ci potrà fornire su questi aspetti.
Ho apprezzato in particolare gli sforzi congiunti dei colleghi dell'Osservatorio Epidemiologico della Regione Lazio e della AUSL- Roma H nel dedicare particolare attenzione alla necessità di controllare non solo le procedure di screening, ma anche le modalità di approfondimento diagnostico e di trattamento.
Se questo Progetto, assieme ad altri progetti di screening mammografico, troverà il necessario supporto della Autorità Sanitarie e della stessa popolazione femminile, saremo in grado nei prossimi anni di costruire un programma nazionale con un obbiettivo ambizioso ma realizzabile: circa 1.000 - 1.500 morti in meno per carcinoma mammario ogni anno.
L'augurio di successo ai colleghi di Albano quindi è doveroso non tanto a riconoscenza dell'impegno personale che hanno dedicato a questa iniziativa, ma perché è necessario dimostrare la fattibilità di questi programmi e realizzarli in diverse regioni italiane prima di promuovere iniziative a livello nazionale.
(*) C.S.P.O. Firenze - Responsabile del progetto di screening per la Regione Toscana.
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